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lunedì 30 gennaio 2017

Con Leonia parliamo di ambiente!

Sabato 28 gennaio dalle 16,30 alle 18,30, all’interno di “È ora di…fare di più”, campagna per la riduzione dei rifiuti organizzata dall’Assessorato all'Ambiente del Comune di Macerata e dal Cosmari, abbiamo “giocato” con Leonia, una delle città che Marco Polo racconta a Kublai Khan nell’onirico capolavoro di Italo Calvino. Continua così il nostro attento e meticoloso studio su “Le città invisibili” che da anni ci porta ad indagare le immaginifiche  parole di uno dei più importanti scrittori del Novecento.  Attraverso la conoscenza del racconto e dei vari elementi che lo compongono i partecipanti, grandi e bambini insieme, hanno dato corpo alla strana Leonia.





“La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio.“




La scelta della città è caduta su questa perché  è per tematica, incredibilmente consonante con il motivo centrale di questi due giorni (27.28 gennaio 2017) di riflessione in merito alla raccolta differenziata e alla riduzione dei rifiuti.  L’opulenza sfrenata e cieca espressa dal racconto mostra lo stesso frugale rapporto che abbiamo oggi giorno con il consumo. Sostituiamo molto spesso oggetti con altri equivalenti senza che i primi abbiamo esaurito la loro funzione;  la tecnologia, in particolar modo, è un settore nel quale questo si sublima in atteggiamenti compulsivi e sfrenati.




Ognuno ha lavorato su un oggetto, avendo conosciuto i materiali e gli utensili a disposizione, e poi, insieme agli altri, ha composto un’installazione che ha mostrato a tutti la Leonia di ieri, quella fatta di rifiuti, che preme alle porte della città vicina. Questa installazione è poi rimasta per il resto dell’iniziativa mostrando, in maniera creativo-simbolica, quanto possa essere impattante, anche visivamente oltre che da un punto di vista ambientale, la sciocca tendenza a “buttare” tutto ciò che non soddisfa più il nostro ego.

Per info: www.lesfriches.it

giovedì 17 marzo 2016

A lezione di Progettazione Partecipata con Les Friches all'Università degli Studi di Macerata




Mercoledì 10 febbraio siamo state invitate come relatrici al convegno “Per un’educazione alimentare di qualità:nuove idee e strumenti” tenutosi all’Università degli Studi di Macerata ed organizzato dalla stessa in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici e il Centro Esserci. Il nostro intervento, dal titolo “Il ruolo della progettazione partecipata nella strutturazione di percorsi educativi finalizzati alla sostenibilità ambientale”, ha toccato degli importanti punti cardine del nostro modo di lavorare. 




Partendo dalla progettazione partecipata, tra metodologia, applicazioni pratiche e risultati, si è sottolineato come sia indubbiamente un iniettore di cittadinanza attiva e spinga verso un senso identitario e collettivo dei luoghi. 




Siamo state invitate a parlare di progettazione partecipata perché questa metodologia ci appartiene da anni, dal 2006 quando con l’associazione Quos portavamo avanti il progetto “la scuola da abitare”. Questo percorso partecipativo ha coinvolto per tre anni tutte le scuole secondarie di primo livello del Comune di Macerata ed era volto a conoscere e ripensare insieme gli spazi, già esistenti, della scuola. Mentre lo stesso progetto ha avuto una declinazione diversa a Grottammare, dove abbiamo dato dei suggerimenti per la sistemazione degli spazi esterni di un nuovo edificio scolastico, traducendo in pratica un anno di progettazione partecipata che ha coinvolto i bambini dalla Scuola d’Infanzia alla Scuola Secondaria di Primo Livello.





Il valore aggiunto che apportiamo in un percorso di questo tipo è la capacità professionale di architetti di tradurre l’osservazione e l’ascolto in suggerimenti tecnici nel rispetto delle idee scaturite dalle persone coinvolte. Per questo la strutturazione dei nostri percorsi educativi è frutto delle professionalità sottese e mira a diversi obiettivi, tra i quali la sostenibilità ambientale. Nell' intervento abbiamo sottolineato, parlando di gioco da Aristotele, passando da Piaget fino a Winnicott, il concetto di gioco spontaneo, cardine nelle nostre attività e abbiamo ribadito l’esigenza di riportare il bambino nello spazio pubblico. 





Come sottolinea anche Gustave Lefebvre la città si offre come potenziale terreno di gioco incarnando in essa tre funzioni principali, informativa, simbolica e ludica; funzioni che corrispondono ai bisogni che il bambino soddisfa giocando: apprendere, creare un universo simbolico, divertirsi.




 
Perché certo non bisogna mai dimenticarsi che il gioco attiva sì un processo di costruzione del rapporto con la realtà, ma di certo è principalmente una forma di divertimento. 






Non si è parlato solo di bambino e spazio pubblico, ma anche di bambino e natura secondo le nostre progettualità volte a ripensare gli spazi verdi come spazi ludici e didattici ricchi di “imprevisti” utili per percorsi di apprendimento spontaneo. Abbiamo mostrato anche la sostenibilità ambientale ed economica delle nostre iniziative e delle nostre scelte.

 



Dopo la mattinata di interventi il convegno è proseguito con dei tavoli tematici formativi e noi, secondo il nostro approccio, abbiamo tenuto quello sulla progettazione partecipata lavorando su uno dei cardini di questa pratica: la mappa emotiva.

Le foto presenti nel post, relative alle nostre attività, mostrano il nostro approccio e come le varie esperienze fatte negli anni si coniughino con l'apporto teorico e professionale che ci sono alla base.  

giovedì 9 luglio 2015

Les Friches a Borgofuturo



Tutto è iniziato con una pasta al pesto parlando di cinema, letteratura, musica e zanzare. Così il direttore artistico di Borgofuturo, Damiano Giacomelli, ci ha chiesto se volevamo partecipare alla quarta edizione di questo festival sulla sostenibilità a misura di borgo, che dal 2011 si svolge a Ripe San Ginesio, incantevole paesino sulle colline maceratesi. 


Noi avevamo sempre amato quel festival, il modo delicato ma incisivo con il quale affronta temi importanti del contemporaneo, l’aspetto divertente del perdersi tra i vicoli del piccolo borgo, la familiarità e la leggerezza che riesce ad infondere in chi partecipa, e l’accoglienza e l’enorme competenza di quei ragazzi e quelle ragazze che lavorano dietro le quinte. Abbiamo accettato subito cercando di presentare un’idea progettale che si coniugasse bene con il contesto.   

 


Il pensiero quasi subito è andato a Le città invisibili di Italo Calvino, testo sul quale da anni studiamo, facciamo ricerca e sperimentazione. Tra i vari racconti, quelli che potevano adattarsi bene sia al luogo assegnatoci sia al libero fluire dei partecipanti, sono venuti fuori Ersilia e Zaira. 




Sulla prima andavamo sul sicuro, l’abbiamo realizzata già in altri contesti, anche urbanisticamente simili, e con fasce di età diverse fra loro; Zaira invece ha visto la luce proprio lì, tra i mattoncini caldi di Ripe San Ginesio, visti gli ottimi risultati potremmo dire che la replicheremo presto. 




Così il 4 e il 5 luglio abbiamo intrappolato tra i fili tesi delle nostre città invisibili, sogni, ricordi, speranze, relazioni e fantasie, coinvolgendo in maniera attiva  e interattiva  i partecipanti, i passanti e i curiosi. 




Ci siamo trovate felicemente in un programma di altissimo profilo, inserite tra Silvano Agosti, Franco Arminio, Serge Latouche, Alessandro Bergonzoni, Daniele Ciprì e molti altri. Per due giorni Ripe San Ginesio è stata una delle città che Marco Polo ha raccontato a Kublai Khan, una città di sinergie e pensieri, di intuizioni e nuove prospettive, di speranze e orizzonti possibili. 




Borgofuturo ti lascia dentro molto più di quanto tu abbia portato con te.  Lusingate e soddisfatte ce ne siamo tornate a casa, con milioni di fili tra le dita e tanti pensieri  e bei ricordi in testa…e soprattutto l’esigenza di capire come si fa a trascinare quella strana calamita verso l’altra nei meravigliosi e bizzarri giochi di Guixotde 8 .